Stili di vita e Salute
La gastronomia è oggi tema di attualità: media, quotidiani, settimanali, ci tempestano di diete di varia utilità e soprattutto di varia credibilità.
Abbiamo fatto il punto della situazione intervistando il Dott. Fernando Santucci, Direttore Sanitario del Poliambulatorio, il quale oltre ad essere un noto cardiologo è anche un gastronomo di chiara fama ed è componente del centro studi romagnolo dell’Accademia Italiana della cucina.
D. Dottore, sul sito del Poliambulatorio lei ha aperto una finestra su cibo e salute, ci spieghi i motivi di questa scelta.
R. E’ una domanda complessa nella sua semplicità, cercherò di essere chiaro: l’ultimo quarto del XX° secolo è stato teatro di una grande rivoluzione culturale, la stessa ha interessato anche la gastronomia con il risultato di cambiare radicalmente i nostri stili alimentari.
D. Si spieghi meglio Dottore.
R. L’ingresso (per altro giusto) della donna nel mondo del lavoro, ha sancito il suo progressivo allontanamento dalla cucina ed ha lasciato ampi spazi che sono stati celermente occupati dalle multinazionali, le stesse, seguendo la logica del profitto hanno fatto terra bruciata delle piccole attività, sia di vendita che di produzione ed hanno imposto i loro prodotti, il risultato finale è stato che all’arte elitaria del cucinare si è sostituita quella più prosaica del cuocere.
D. Quali le conseguenze?
R. In effetti, se si guardano le cose con superficialità potrebbe sembrare un semplice cambiamento dello stile di vita alimentare o meglio un tentativo riuscito di delegare ad altri un compito che per secoli è stato precipuo della donna, in realtà il cambiamento è stato profondo e talvolta devastante. Mi spiego meglio con un esempio: a) i prodotti del territorio e della stagione da sempre cresciuti spontaneamente nelle nostre campagne, maturati al calore del sole sono stati sostituiti da prodotti provenienti da ogni dove raccolti ancora acerbi, fatti maturare nei ghiacciai dei frizer, addizionati di additivi chimici (la cui pericolosità a medio termine è sconosciuta) indispensabili per la loro conservazione.
D. E allora?
R. Allora purtroppo il gusto ha subito un duro attacco dal quale fatica a riaversi: prodotti animali e vegetali di natura diversa hanno acquisito una base comune ed hanno perso la loro identità, oggi è difficile se non la si vede davanti distinguere per il suo sapore una mela da una pera, un’albicocca da una pesca, la carne dal pesce.
D. Abbiamo capito, ci spieghi Dottore come si può fare per fare uscire il gusto da questo stato comatoso? Cosa si può fare per riassaporare i cibi con i propri sapori naturali?E soprattutto come far rinascere in noi il piacere della convivialità?
R. Pur essendo convinto che sia la battaglia di Davide contro Golia, essendo troppo diverse le forze in campo, con questa finestra che ho aperto sul sito intendo tracciare un piccolo ma lungo sentiero attraversando il quale si possono ancora riconoscere le aziende famigliari che siano rimasti fedeli alla tradizione innovandola senza tradirla.
Ad ogni inizio mese verranno elencati frutta, verdura, legumi tipici di quel mese nel nostro territorio, per la frutta e la verdura provenienti da terre esotiche verranno solo segnalati prodotti che non sono presenti da noi tipo banane e ananas, papaia, frutti tropicali;
- Stesso discorso per pesce e carne;
- Verranno preparate ricette specifiche magari in collaborazione con ristoranti legati all’uso e prodotti tradizionali legati al territorio;
- Verranno proposte combinazioni alimentari con calcolo del valore calorico e dell’indice glicemico;
- Inoltre parole chiave per educare al gusto;
- Una volta al mese si parlerà di un particolare alimento frutta verdura o pesce mettendone in evidenzia pregi e difetti;
- Particolare rilievo verrà dato agli effetti benefici della dieta mediterranea;
Insomma cercherò prima di dare vita al gusto poi….Gusto alla vita, coniugando amor sacro e amor profano, se ci riuscirò, se troverò qualcuno che avrà voglia di seguire i miei consigli sarò particolarmente felice…
Buona fortuna Dottore…..


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