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IL DIABETE, MALATTIA DEL BENESSERE
04/12/2009
IL DIABETE, MALATTIA DEL BENESSERE
Intervista al Prof. Mario Parenti

Una patologia favorita dagli stili di vita moderni

di Lorella Barlaam, articolo n. 626, uscito su Chiamami Città il 2 dicembre 2009.

Il prof. Mario Parenti è stato Direttore dell’U.O. di Medicina interna II - Dipartimento delle Malattie Endocrino/Metaboliche del Ricambio e dell’Apparato Gastroenterico dell’Ospedale Infermi di Rimini fino al 2006. Specializzato in Medicina Interna, Malattie dell'apparato digerente, Diabetologia e Malattie del Ricambio, con una quarantennale esperienza che ha declinato in oltre cento pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali, visita adesso presso il Poliambulatorio Valturio.

Prof. Parenti, qual è la malattia del metabolismo più diffusa?

«Il mio lavoro è per lo più centrato sul diabete, malattia che affligge una percentuale della popolazione pari al 6%, il cui tasso d’incidenza è in continuo aumento in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in cui lo sviluppo economico è recente. Ad aumentare non è il tipo 1, detto “insulinodipendente”, che esordisce prima dei 35 anni, ma quello di tipo 2, che insorge in età matura. L’incremento è dovuto certamente all’allungamento della vita media, ma ancor di più agli stili di vita scorretti. Il progresso e il benessere economico hanno portato molti vantaggi per la nostra salute, ma sono anche causa di problemi. L’alimentazione è oggi troppo ricca, l’esercizio fisico poco praticato, e questo porta all’esplodere del diabete, una patologia che ha basi genetiche, ma per essere evidenziata ha bisogno di condizioni favorenti. Una volta si lavorava molto fisicamente, si mangiava il necessario ed era normale spostarsi a piedi. Per la cura del diabete di tipo 2 sono utilizzati tanti farmaci, ma solo da pochi anni si è capito che bisogna insistere molto sul cambiamento degli stili di vita. Basti pensare che l’85% di casi di diabete di tipo 2 si riscontra in persone che hanno un peso corporeo superiore di oltre il 20% rispetto a quello che avevano a vent’anni. Mentre il diabete di tipo 1 insorge rapidamente, quello di tipo 2 è una malattia che si sviluppa lentamente nel tempo: l’organismo cerca di adattarsi per anni allo scompenso di produzione di insulina rispetto al fabbisogno, poi non ce la fa più.»

Che cos’è il diabete?

«E’ una malattia cronica caratterizzata dall’aumento dello zucchero nel sangue, nei casi più gravi anche nelle urine, legata a una discrepanza tra la produzione di insulina - l’ormone prodotto dalle beta cellule delle isole di Langerhans all'interno del pancreas, che regola l’utilizzo del glucosio nelle cellule - e il suo fabbisogno. Ci si ammala perché se ne produce meno di quella che serve, o come nel caso delle persone obese, perché la capacità del tessuto grasso di “bloccarla” la rende insufficiente. Il diabete di tipo 1 porta dalla normalità all’assoluta mancanza di produzione dell’insulina in pochi giorni, il diabete di tipo 2 non esplode in pochi mesi ma nel corso di decenni.

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, la cui causa non è ancora del tutto conosciuta: si sono ipotizzate molte cause, tra cui una concausa virale, perché spesso esordisce 5 o sei mesi dopo aver contratto una malattia di origine virale. Per il diabete di tipo 2 c’è una decisa familiarità, e se lo stile di vita non è corretto la malattia esplode. Le complicanze del diabete coinvolgono i vasi arteriosi in tutto l’organismo, dai grossi vasi ai capillari. Ne deriva una serie di patologie, dalle macroangiopatie se sono colpiti i grossi vasi, ai danni a livello oculare, come retinopatie, renale, come nefropatie e insufficienza renale, fino alla dialisi, e nervoso, come le neuropatie sensitivo-motorie, se sono affetti capillari e arteriole.»

L’insulina del futuro? Con le staminali

Quali le terapie?

«Per il diabete di tipo 1 la cura d’elezione è sempre la somministrazione di insulina, anche se in questo campo c’è stata un’evoluzione. Una volta l’insulina veniva ricavata dal pancreas degli animali, adesso ce ne sono diverse varietà di sintesi, modulabili nei tempi di somministrazione e più pure, un fattore importante perché la terapia dura tantissimi anni e la purezza del farmaco evita complicanze. La ricerca è impegnata adesso sulla possibilità di istruire le cellule staminali a produrre insulina, un percorso che sembra promettente soprattutto quando il problema è affrontato al suo esordio. Il trapianto - sia quello multiorgano di rene e pancreas (il trapianto di solo pancreas ha meno possibilità di riuscita) che quello di beta cellule - resta una misura di emergenza, praticabile su scala ridottissima, e non può essere la soluzione generalizzata del diabete di tipo 1. La cura per il diabete di tipo 2 invece passa senz’altro per il cambiamento dello stile di vita. Oggi poi esistono diverse classi di farmaci, da quelli “secretagoghi” che stimolano la produzione di insulina delle beta cellule rimaste, a quelli che aumentano la sensibilità della ricezione dell’insulina da parte delle cellule periferiche. Per stimolare le cellule pancreatiche e migliorarne l’azione, ultimamente si sta sperimentando con successo la classe di farmaci detti incretino-mimetici, che sono stati studiati partendo da un particolare enzima tratto dalla saliva di una lucertola dell’Arizona, la Gila Monster, che ha la proprietà di preservare le cellule pancreatiche.»

Come ci si accorge di avere il diabete?

«In passato il paziente spesso si accorgeva del diabete di tipo 2 quando insorgevano complicanze, soprattutto agli occhi, adesso gli esami del sangue si fanno più spesso e nove volte su dieci é l’aumento della glicemia a metterlo sull’avviso, prima della comparsa dei sintomi. Il diabete di tipo 1 ha dei sintomi canonici che lo rendono subito evidente: si ha sempre sete, si avverte un ininterrotto stimolo ad urinare - perché l’organismo cerca di eliminare lo zucchero in eccesso - si mangia di continuo e si diminuisce di peso. Il tipo 2 arriva a questa sintomatologia dopo anni.»

La miglior prevenzione è mezz’ora di attività fisica al giorno

Quale prevenzione è possibile?

«Basta fare un semplice controllo del tasso glicemico nel sangue, a digiuno: se si tende a ingrassare, se ci si muove poco, se c’è familiarità con la malattia, c’è una maggior necessità di fare i controlli precocemente. Bisogna dar peso anche a valori di poco superiori alla norma, ed è molto importante cambiare stile di vita da subito, dall’alimentazione all’attività fisica. Chi fa mezz’ora di attività fisica al giorno ha il 58% di possibilità in meno di diventare diabetico, ma purtroppo ho riscontrato che le persone preferiscono prendere farmaci piuttosto che cambiare modo di vivere. Eppure una correzione immediata dello stile di vita può riportare il soggetto a caratteristiche ematochimiche “normali”. Se però il diabete di tipo 2 non si corregge nei primi anni, la differenza tra fabbisogno e produzione di insulina si aggrava sempre più. Pertanto è importante che chi si accorge di avere il diabete instauri immediatamente un sistema di vita corretto.»




realizzazione siti internet rimini Poliambulatorio privato Valturio Srl - Rimini | Direttore sanitario Dott. Fernando Santucci | Aut. Num. 9224 del 30/10/1996
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