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18/12/2009
UROLOGIA E ANDROLOGIA, PIU' SE NE PARLA MEGLIO E'
Intervista al Dott. Girolamo Buono

In passato le troppe reticenze impedivano ai pazienti anche di riconoscere le proprie malattie

di Lorella Barlaam, articolo uscito su Chiamami Città il 17 dicembre 2009.

Il dott. Girolamo Buono si è specializzato presso l’Università di Bologna in Urologia nel 1976 e ha conseguito il Diploma di Specialista in Andrologia presso l'Università degli Studi di Pisa nel 1983. Dopo aver ricoperto la qualifica di responsabile del Modulo di Urologia Oncologica dell’Urologia del Presidio Ospedaliero di Rimini, dal 2004 è stato responsabile FF dell’UO di Urologia presso lo stesso Ospedale. Visita presso il Poliambulatorio Valturio.

Dott. Buono, cos’è l’urologia?

«E’ la branca specialistica medica e chirurgica che si occupa delle patologie a carico dell'apparato genito-urinario maschile e urinario femminile. Patologie “classiche” come cistiti, cioè infiammazioni della vescica, calcolosi, uretriti, o relativamente “nuove” come la così detta “vescica iperattiva”, che causa il bisogno di urinare spesso di giorno e di notte, con impellenza, fino all’incontinenza vera e propria. Si pensava che la causa fosse la prostata per l’uomo o si parlava di cistite cronica per la donna. E’ una malattia in aumento, figlia dello stress dei tempi moderni, della vita congestionata e veloce, che intacca la funzionalità della vescica con un meccanismo al momento ancora ignoto. Per diagnosticarla, faccio tenere il diario delle minzioni per la conoscenza della quantità della diuresi giornaliera. Per quanto riguarda la prevenzione dei tumori alla vescica, il primo segno è l’ematuria, la presenza di sangue nelle urine. Un semplice esame delle urine è già un primo passo, da fare una volta l’anno dai 45 anni in poi. Se compare ematuria si fanno ulteriori accertamenti, dal meno invasivo, l’ecografia, all’urografia, alla tac alla cistoscopia, in cui si va a vedere la vescica con gli strumenti ottici.»

Quando il sesso dei maschi era tabù

Chi è l’andrologo?

«L’andrologia, campo in cui confluiscono diverse specialità, dall’endocrinologia alla psicologia, dalla chirurgia alla sessuologia, studia le cause organiche e funzionali all'origine dell'infertilità maschile e dei deficit di erezione. E’ una materia relativamente nuova: una volta le problematiche sessuali maschili erano vissute in segreto, e diventavano molto più frustranti. Oggi spesso il paziente viene da me con la partner: la sessualità è una parte importante della vita di coppia, e se genera ansie e conflitti i rapporti si deteriorano. Nel mio lavoro c’è un aspetto medico clinico, ma il mio approccio è il più olistico possibile, spiego al paziente che i disturbi sessuali vengono fuori da situazioni psicologiche contrarie, dallo stress e dall’ansia. Eppure le persone accettano con più facilità la diagnosi di una malattia e la prescrizione di un farmaco, perché li salvaguarda dal senso di colpa, procura loro un alibi o una giustificazione più accettabile.»

Quali le terapie possibili?

«I problemi erettivi possono avere cause fisiche, dovute a malattie vascolari degenerative, come l’arterioangiosclerosi, o al diabete, che causa angiopatie e neuropatie periferiche. Un certo calo nelle prestazioni è dovuto all’età: nell’uomo il desiderio sessuale è presente fino alla fine e ai miei pazienti ripeto sempre che la sessualità col passare del tempo può diventare più appagante e migliore perché quello che si perde in quantità si guadagna in qualità, in esperienza. E’ naturale che di quando in quando si faccia “cilecca”, ma se questo alimenta una paralizzante ansia da prestazione che moltiplica i fallimenti, farmaci come il Viagra consentono di intervenire e rompere il circolo vizioso. La “pillola blu” in questo caso può rassicurare, ma non serve se ci sono problemi funzionali come ostruzioni ar

,terosclerotiche o diabete. Chi invece chiede alla pillola prestazioni eccezionali non è di mia competenza, e rischia di diventarne dipendente. Non bisogna dimenticare che il Viagra è un farmaco, che va preso su prescrizione medica alle dosi e nei momenti giusti, tenendo conto delle controindicazioni. La causa più grave dei problemi di erezione è comunque lo stress psicofisico. La nostra vita è diventata così logorante che ci va di mezzo anche il sesso.»

Troppe aspettative rovinano il rapporto

Un’altra patologia diffusa è l’eiaculazione precoce…

«…che colpisce una percentuale che va dal 25% al 40% della popolazione maschile sessualmente attiva. In sostanza consiste nella comparsa precoce del riflesso dell’eiaculazione durante il coito, senza che il soggetto riesca a padroneggiarlo o a ritardarlo, ed è causa di stress per la coppia. E’ un problema di cui non si conosce ancora bene la causa: si sosteneva fosse una malattia di origine psicologica, che richiedeva terapie comportamentali, recenti studi invece mettono in evidenza che attiene al sistema nervoso autonomo: il riflesso dell’eiaculazione è sotto il controllo di centri speciali che riguardano il rilascio degli sfinteri, e si è trovato che gli antidepressivi come la dapoxetina possono avere un effetto positivo. Esiste un problema oggettivo di eiaculazione precoce, ma anche un problema indotto dall’imposizione di aspettative esagerate sulla corretta durata di un rapporto sessuale, proposti dai media, o appresi nelle discussioni “da bar”, di cui restano vittime le persone più fragili e più insicure. E’ un disturbo che va preso in carico anche attraverso l’ascolto: interpretare e rassicurare è terapeutico di per sé, e quando i pazienti vanno via dalla visita con le idee più chiare è già una bella cosa.»

E la prostata?

«La prostata è una ghiandola sessuale maschile accessoria, posta all’incrocio delle vie urinarie e sessuali, che produce una buona quota del liquido seminale. Dagli anni ’90 per la diagnosi precoce del tumore alla prostata si misura il livello del PSA, l’antigene prostatico specifico.

E’ un esame che va fatto di routine una volta l’anno dopo i 50 anni, insieme a una visita, ancora prima se c’è familiarità o compaiono sintomi come l’ematuria, la minzione rallentata o accompagnata da bruciore. Il PSA va controllato regolarmente e i risultati conservati perché la curva di accrescimento è un indicatore importante: il PSA aumenta con il fisiologico crescere della prostata dovuto all’età, ma se aumenta in maniera troppo veloce, per discriminare il sospetto di tumore dalle altre possibili cause, come la presenza di una prostatite, ci si avvale di altre metodiche, come la visita o l’ecografia trans rettale, eventualmente accompagnata dalla biopsia.»

La terapia?

«La terapia del tumore alla prostata ha fatto enormi passi avanti, con la chirurgia tradizionale, quella meno invasiva per via laparoscopica o robotica, e con la radioterapia, che può essere anche effettuata con l’infissione di aghi radioattivi nella stessa ghiandola. La terapia ormonale inoltre rappresenta una difesa per le forme più aggressive e un palliativo per le persone molto anziane. Debbo sfatare il concetto dell’impotenza dopo intervento di prostata. Questa non si verifica quasi mai se l’intervento è fatto per rimuovere la prostata benigna, mentre nel caso del tumore, dopo l’asportazione chirurgica, l’impotenza deve considerarsi la regola anche se ci sono poche eccezioni a favore di pazienti relativamente giovani che possono recuperare la loro potenza dopo qualche anno. Stesso discorso per l’incontinenza urinaria.»

Un consiglio dell’andrologo?

«Lo stress, l’attenzione alla quantità non aiutano. Una vita sessuale ottimale deve avere i suoi tempi e i suoi modi: dovrebbe essere una gioia condivisa in un’atmosfera serena. Occorre pensare che la vita moderna ci fa vivere a velocità sempre maggiore, e il sesso invece chiede ritmi naturali. E non vuole preoccupazioni!»





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