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23/04/2009
QUANDO LE OSSA NON CE LA FANNO PIU'
Intervista al Dott. Tarroni Andrea

La dott.ssa Maria Cristina Focherini e il dott. Andrea Tarroni, UOC di Medicina Interna e Reumatologia presso l’ospedale Infermi di Rimini, in intramoenia allargata visitano presso il Poliambulatorio Valturio. Con loro facciamo il punto su una malattia sempre più diffusa, l’osteoporosi, e su uno degli esami più usati per diagnosticarla: la densitometria ossea.

di Lorella Barlaam, articolo uscito su Chiamami Città il 22 aprile 2009.

Dott. Tarroni, che cosa si intende per osteoporosi? Quali sono le conseguenze?

«L’Osteoporosi è una malattia del tessuto osseo che determina una fragilità scheletrica e una minore resistenza delle ossa ai traumi anche di poco conto, con fratture a volte spontanee.

L’osso, come tutti i tessuti e gli organi, invecchia, per cui con il passare degli anni la massa ossea si riduce in maniera naturale. Questo impoverimento strutturale è legato ai continui processi di distruzione (ad opera di cellule chiamate osteoclasti) e di ricostruzione (ad opera di cellule chiamate osteoblasti) che governano alternativamente il tessuto osseo. Durante la pubertà i processi di costruzione e di riassorbimento del tessuto osseo si equivalgono, ma dalla quarta decade di vita i fenomeni distruttivi prevalgono su quelli ricostruttivi.

Avere l’osteoporosi significa che la perdita di sostanza ossea giunge a livelli tali da facilitare il cedimento della struttura ossea in un qualsiasi distretto scheletrico, con rischio di fratture anche durante banali attività, principalmente a livello delle vertebre, del femore, del radio e ulna, dell’omero e del bacino.”

Che incidenza ha l’osteoporosi?

«L’Osteoporosi è una malattia in crescita legata anche al progressivo invecchiamento della popolazione. In Italia una donna su tre e un uomo su dieci dopo i cinquant’anni soffre di osteoporosi. Il numero delle fratture di femore è in netta crescita negli ultimi anni, con un impatto clinico in termini di disabilità e perdita di autonomia ed economico di grande proporzione.»

Dott. Tarroni: «Il calcio è necessario per una buona crescita scheletrica e per il mantenimento di un’adeguata massa ossea. L’assunzione di giuste quantità di calcio nella dieta è importante per prevenire la perdita di massa ossea in particolare in età avanzata. Il fabbisogno giornaliero di una donna in menopausa e di un individuo adulto anziano varia da 800 a 1200 mg.

Le fonti sono i prodotti caseari ed alcune acque minerali ricche in calcio. Una tazza di latte o di yogurt o una fetta spessa di formaggio ne contengono circa 200-300 mg.»

Dott. Tarroni: «Lo scopo della terapia è la riduzione delle fratture, e i farmaci ad oggi disponibili hanno una provata efficacia antifratturativa. E’ importante ricordare che la terapia deve essere sempre preceduta e associata alle eliminazione dei fattori di rischio come il fumo, l’inadeguato apporto di calcio e la ipovitaminosi D. L’inadeguato apporto di vitamina D compromette l’efficacia dei farmaci per l’osteoporosi, in particolare i Bisfosfonati. Prima di iniziare una terapia, che in genere richiede lunghi tempi di assunzione, è necessario un corretto inquadramento clinico e una valutazione del rischio fratturativo futuro del paziente che prevede alcuni dati anamnestici (età, fumo, basso peso corporeo, precedenti fratture da fragilità ossea, artrite reumatoide, terapia cortisonica, famigliarità per fratture di femore materna) e un esame densitometrico da eseguire su rachide e femore.»

Dott. Tarroni, cos’è la densitometria ossea?

«La mineralometria ossea computerizzata (o densitometria ossea) è l’esame strumentale più specifico ai fini diagnostici per quantificare con esattezza la perdita di massa ossea e valutare nel tempo l’efficacia della terapia.

L’esame è sicuro, indolore (paragonabile ad una normale radiografia), dura pochi minuti e comporta una  irrilevante esposizione radiante per i pazienti.

La densitometria ossea non va prescritta a tutte le donne in premenopausa o menopausa, ma va presa in considerazione in tutti i pazienti che presentino fattori di rischio per osteoporosi.

Le linee guida consigliano di eseguire tale indagine almeno una volta nella vita al disopra dei 65 anni di età e in tutti i soggetti con almeno un fattore di rischio. I valori di densità minerale ossea (BMD) vanno sempre integrati con i fattori di rischio per osteoporosi e fratture ai fini di prescrivere una terapia. Nei pazienti in terapia per valutare l’effetto dei farmaci sulla massa ossea l’esame va ripetuto non prima di 18-24 mesi, per rilevare variazioni della densità ossea significative.»





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