Direttore Sanitario Dott. FERNANDO SANTUCCI

Ipertrofia prostatica: una patologia in aumento da non sottovalutare

CLINICA, DIAGNOSI, TERAPIA.

Continuano le nostre interviste con il Dottor Lorenzo Bianchi, specialista in urologia, Medico Assistant presso la Clinica Urologica del Sant’Orsola Malpighi di Bologna, consulente del Poliambulatorio Valturio:

l’ipertrofia prostatica, una patologia in aumento da non sottovalutare:

CLINICA, DIAGNOSI, TERAPIA.

D\ Dottor Bianchi, l’ipertrofia, o per meglio dire l’aumento di volume della prostata, può essere considerata  per la sua diffusione, la vera e propria epidemia del ventunesimo secolo; le chiediamo di inquadrarla e soprattutto di informarci se ci sono novità riguardanti gli accertamenti diagnostici e quel che interessa di più ai nostri lettori, se ci sono novità sulla terapia. 

R\ Cercherò di essere sintetico ed essenziale, anche se le informazioni da dare sono tante:
dopo i cinquant’anni e soprattutto se partiamo dai sessant’anni, per arrivare agli 80, l’ipertrofia prostatica interessa oltre il 70% dei maschi, questi numeri, causa l’aumento  dell’età media, sono destinati ad aumentare.

D\ Quali sono i sintomi tipici?

R\ In sintesi, i sintomi sono correlati al riempimento e allo svuotamento della vescica, tra quelli da  riempimento i più importanti sono:
  • Aumento non normale del numero delle minzioni;
  • La necessità di alzarsi di notte per urinare;
  • La necessità urgente di urinare che talvolta può sconfinare  nell’incontinenza.
I sintomi da svuotamento sono di natura meccanica, tra i principali ricordiamo:

Diminuzione della potenza del gettito che talvolta è così basso da bagnare le scarpe;
  • Difficoltà a far uscire l’urina;
  • Gocciolamento alla fine della minzione;
  • Nei casi più importanti, si possono presentare ematuria, sangue nello sperma, problemi di erezione.
D\ Molti di questi sintomi sono tipici anche di altre malattie che riguardano l’apparato urinario o anche cardiocircolatorio e molto spesso è difficile fare una diagnosi differenziale.

R\ Concordo con lei, molte volte è davvero difficile fare una diagnosi differenziale, faccio però presente che la calcolosi delle vie urinarie, malattie della vescica, scompenso cardiaco, insufficienza renale, infezioni del  basso tratto urinario, possono dare disturbi disurici simili alla ipertrofia prostatica, il compito dello specialista è quello di arrivare ad una diagnosi differenziale precisa utilizzando i dati clinici e strumentali che oggi sono a disposizione e precisamente:
  • La storia clinica del paziente raccolta in maniera dettagliata è in grado di escludere che i sintomi lamentati siano di pertinenza di malattie di altro tipo;
  • anche l’esplorazione clinica manuale rettale della prostata, è in grado di darci informazioni accurate sulle dimensioni, la consistenza, la simmetria dei 2 lobi, la regolarità dei margini, la presenza o meno di noduli;
  • se la storia clinica lascia qualche dubbio, il modo migliore per chiarirlo è l’ecografia transrettale, magari preceduta da un’ecografia esterna sovrapubica che ci permette di evidenziare la presenza di ristagno urinario patologico;
  • altre indagini necessarie nel caso si debba approfondire la diagnosi, sono la uroflussometria, l’uretrocistoscopia e la cistomanometria.
D\ Grazie per la chiarezza, una volta fatta la diagnosi, ci dica quali sono le terapie e soprattutto, visto che lei opera in una Clinica Universitaria, se ci sono novità importanti in questo settore.

R\ Una volta diagnosticata, la malattia deve essere considerata cronica e quindi non è possibile che l’ipertrofia regredisca, anzi è probabile che la stessa, col suo corteo di sintomi, possa peggiorare; secondo gli ultimi protocolli l’ipertrofia viene classificata secondo tre gradi di gravità (leggera, moderata, grave), la terapia viene poi programmata a seconda dello stadio in cui si trova.

D\ Vediamo allora il piano terapeutico.

R\ Se i sintomi sono di poco conto e l’ipertrofia è leggera, la terapia è sintomatica ed ha come obiettivo quello di prevenire le complicanze dell’ ipertrofia prostatica benigna, infatti in assenza di terapia è facile che sulle pareti della vescica si formino pseudo diverticoli con incompleto svuotamento vescicale, blocco della minzione, infezioni ricorrenti delle vie urinarie, idronefrosi con compromissione della funzionalità  renale. Si inizia allora con una terapia medica utilizzando un mix di farmaci specifici che sono di pertinenza dello specialista, questi farmaci possono anche abbassare la pressione arteriosa, ragion per cui prima di somministrarli è bene sapere se il paziente assume altri farmaci che abbiano la stessa funzione;
per ridurre il volume della ghiandola sono necessari almeno 5 o 6 mesi di terapia.

D\ Cosa è necessario fare nel caso la terapia medica fallisca?

R\ Sono necessari altri tipi di intervento che elenco di seguito:
  • fino a 15 anni fa la terapia chirurgica a cielo aperto, era l’unica soluzione e consisteva nella rimozione dell’adenoma o nella resezione transuretrale della prostata;
  • la prima opzione era riservata agli adenomi di una certa importanza, oltre 80 grammi, o in presenza di complicazioni, questo tipo di intervento non è privo di inconvenienti, con possibilità di perdite ematiche consistenti, lento ristabilimento della ripresa;
  • la resezione transuretrale della prostata era riservata ad adenomi di dimensioni minori (60-70 grammi) ed è ancora oggi il trattamento più usato per questo tipo di patologia; anche con questa tecnica, qualche volta, seppure con minor frequenza, non può essere scongiurata l’emorragia;
  • aggiungo una precisazione che può dare serenità a chi deve operarsi di adenoma, il rischio di andare incontro ad impotenza per chi si sottopone a questi  tipi di intervento è nullo, infatti i fasci nervosi deputati a questa funzione rimangono intatti.
D\ Oggi si parla molto di terapia laser,  vorremmo conoscere l’efficacia, i vantaggi e soprattutto se sono presenti complicazioni.

R\ Posso dire che l’utilizzo del laser iniziato oltre 20 anni fa da un urologo neozelandese di nome Gilling, ha dato buoni risultati con riduzione significativa delle complicazioni, per cui la tecnica laser è stata utilizzata in maniera routinaria, ed oggi può essere considerata come valido strumento alternativo alla chirurgia.
I laser utilizzati sono di vario tipo ed hanno una varia lunghezza d’onda e diversa capacità di penetrazione all’interno dei tessuti, diverso anche l’assorbimento del raggio nei tessuti, lasciando perdere i particolari che sono di pertinenza specialistica, si può dire che il laser oggi utilizzato con maggior frequenza e il laser –olmio, le sue principali peculiarità sono:
  • è efficace per tutti i tipi di adenoma prostatico anche quelli di maggior volume;
  • ha ottime capacità emostatiche con riduzione dei fenomeni emorragici;
  • non procura urgenza minzionale e incontinenza urinaria;
Grazie a questi vantaggi documentati statisticamente e dalle linee guida internazionali, l’enucleazione prostatica con laser ad olmio può essere considerata una valida alternativa sia all’adenomectomia prostatica a cielo aperto nel caso ci trovassimo difronte ad adenomi di grosse dimensioni, sia alla resezione transureterale della prostata nel caso gli adenomi siano di dimensione minore.


Grazie Dottor Bianchi, come sempre  lei è stato molto chiaro, sono  sicuro che i nostri internauti la ringrazieranno per queste precise informazioni e si avvarranno dei suoi consigli.
 
Il Dottor Bianchi, specialista in urologia, Medico Assistant presso la Clinica Universitaria del Sant’Orsola Malpighi di Bologna, riceve al Poliambulatorio Valturio tutti i Lunedì e Venerdì pomeriggio dalle ore 16,00 alle ore 20,00 per informazioni e prenotazioni contattare la segreteria del Poliambulatorio dal Lunedì al Venerdì dalle ore 7,30 alle ore 21,00 ed il Sabato dalle ore 7,30 alle ore 14,00.
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